venerdì 10 giugno 2016

Citazioni - Dirk Hoerder (2002)


La migrazione  può essere volontaria, coatta o forzata. Ogni scelta migratoria è “libera” soltanto entro i vincoli macroeconomici della società di origine, i limiti giuridici frapposti dalle nazioni di destinazione e le capacità di coprire le spese del viaggio. Al microlivello degli individui, i migranti sono stati considerati come autonomi nel prendere la decisione di partire oppure si è ritenuto che agissero dietro la spinta di una propensione al viaggio tipica dell’età o del loro particolare gruppo etnoculturale oppure sono stati classificati lungo una scala che allinea personalità naturalmente estroverse e pronte ad esplorare con altre invece attaccate al conosciuto e al tradizionale […] Carteggi e fonti orali mostrano come famiglie disperse in più continenti mantengano relazioni efficienti e discutano pro e controdelle loro scelte in termini di costi e ricavi sia economici sia affettivi. Decisioni “libere” vengono prese all’interno di reticoli, di flussi informativi e di percezioni delle opportunità e dei condizionamenti socioeconomici. Le migrazioni non libere indicano relazioni di potere particolarmente ineguali. Le migrazioni forzate – come nel caso della schiavitù in Africa o del lavoro coatto in Europa al tempo della guerra – costringono strettamente la soggettività di uomini e donne ridotti in prigionia. Giorno dopo giorno resistenza ed episodi di fuga avvengono sotto la minaccia di punizioni violente o anche di soppressione fisica. La sopravvivenza, tuttavia, dipendeva dalla capacità di ricreare culture specifiche diverse da quelle dei padroni. Le migrazioni coatte riducono drasticamente la libertà di scelta riguardo alla partenza ma consentono qualche capacità di scelta dopo l’arrivo nella nuova destinazione. I rifugiati, ad esempio cercano di scegliere una meta d’arrivo, tenendo conto dei vincoli opposti dalle distanze e dai criteri di ammissione. Nei paesi che li accolgono devono entrare in mercati del lavoro segmentati per guadagnarsi da vivere a meno che non sia prevista o politicamente obbligata la loro permanenza in campi profughi o la loro dipendenza da trasferimenti in denaro [1] 




[1] D. Hoerder, Cultures in Contact. World Migrations in the Second Millennium, Duke University Press, Durham-London 2002, p. 15.

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina